Di Maio: chi è costui?

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piazzamagenta
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Re: Di Maio: chi è costui?

Messaggioda piazzamagenta » 01/09/2019, 14:26

Plinio ha scritto:Perché ir PD è di sinistra ? Parliamone...
Ci sono le praterie as SX del PD.... non capisco come si perseveri a dividersi in 10 partitelli insulsi, e senza un partito dei Verdi.


lo avevo già scritto pochi giorni fa: il PD è di (centro) sinistra solo perchè ormai i fascisti li chiamano "elettori di destra".
concordo con te comunque, c'è molta più gente a sinistra del PD che non i babbei della Meloni, solo che se ti dividi, ti ridividi e ti ridividi poi, la gente non ti ritiene credibile e alla fine non vota.
tagarolo
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Re: Di Maio: chi è costui?

Messaggioda tagarolo » 22/11/2019, 19:46

Ma questo incompetente e quaquaraquà non si è ancora dimesso da capo politico????
A no giusto....loro son diversi... :lol:
Son proprio dei salviniani mancati.......
spiritual
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Re: Di Maio: chi è costui?

Messaggioda spiritual » 22/11/2019, 22:34

Taga, finalmente!
riempi un vuoto politico del forum che da giorni sembra indifferente a quello che sta succedendo.
Su Di Maio e la crisi del movimento credo che emergano i limiti di chi si è specializzato alla critica e alla distruzione di un modello senza avere né la preparazione né il contenuto ideale per costruire qualcosa. E' facile per tutti prendere un piccone e abbattere, molto più difficile costruire sulle macerie qualcosa di migliore e che abbia un senso. Di Maio è un piccolo, mediocre arrampicatore senza arte né parte, senza un retroterra culturale e ideologico. Sta portando alla deriva un movimento che quando è diventato un gigante ha mostrato di avere i piedi di argilla proprio in ragione degli stessi difetti delle loro guide. Per avere una possibilità di successo, una volta arrivati nell'odiata stanza dei bottoni, il movimento avrebbe avuto necessità di un leader con idee chiare e senso dello stato.
Il M5S è invece rimasto al livello di partenza: un movimento "contro" sviluppatosi sempre più nel tempo sotto l'egida del populismo.
Ben diverso Salvini e il suo partito. Il populismo di Salvini non è fine a se stesso. Lui e la Lega hanno un obiettivo ben preciso che stanno abilmente nascondendo, pur essendo sotto gli occhi di tutti dal momento che è la ragione per la quale sin dal primo giorno esistono: vogliono tutelare gli interessi del nord industriale arrivando al punto di staccarsi dal resto d'Italia. Tale obiettivo può essere raggiunto per la balordaggine di gran parte dei vituperati cittadini del centro e, soprattutto del sud, addirittura con una modalità meno traumatica, cioè creando una grande autonomia delle regioni (quasi una federazione di stati) con il governo centrale (arbitro della situazione) in mano a loro.
Con i due terzi potranno cambiare la Costituzione. La loro macchina propagandistica farà credere che quella sia la migliore soluzione economica per tutti anche per l'aspetto economico. Nella realtà dei fatti tutto sarà in linea con i propri interessi. Una volta cambiata la Costituzione, chi avrà più la forza elettorale di fare altrettanto? E comunque a quel punto il nord sarà nella facile condizione per staccarsi.
Succederà così, inevitabilmente, quando la destra andrà al governo e lui, il porcellino, sarà il capo del consiglio. Chi non lo capisce è miope e abituato a perdere le scommesse.
Dico inevitabilmente, perché nessuno sta frapponendo niente a questa deriva. Fanno il contrario: fanno il karakiri, soprattutto per l'ambizione e il bisogno di potere di qualche leader.
Una sola possibilità che ciò non avvenga è affidata a ciò che in modo spontaneo sta animando "le sardine". Se tale movimento non si sgonfierà, non sarà trascinato alla deriva da uno dei cinquemila rischi possibili, se riuscirà a creare un effetto domino ricaricando le pile delle coscienze di chi non si fa convincere dalla politica "della pancia e delle parole vuote", può succedere che avvenga quel risveglio che manca da troppi anni.
E forse tale evento potrà essere anche capace di portare alla ribalta un GIOVANE LEADER che abbia CARISMA e UN CONTENUTO IDEALE.
Quello che è necessario per sconfiggere la controparte.
Ma se succederà questo, anche Ateo dovrà gridare al miracolo.
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piazzamagenta
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Re: Di Maio: chi è costui?

Messaggioda piazzamagenta » 23/11/2019, 9:47

tutto condivisibile Spirit.
il movimento delle sardine una cosa l'ha già dimostrata: che è pieno di gente che c'ha le palle piene di Salvini e di una politica in generale fatta di slogan e puttanate varie.
a differenza del M5stelle e delle sue origini, qui si tratta di tutta gente di SINISTRA (quindi non c'è il populismo del cazzo) che sta chiedendo di poter andare a votare un cazzo di partito di SINISTRA, che ad oggi non c'è.
e datecelo porca troia!

Di Maio e Salvini sono le due facce della stessa medaglia, hanno già dimostrato che affidabilità abbiano.
del primo non c'è più da preoccuparsi, tanto alle prossime elezioni saranno spazzati via tutti i 5stelle, soprattutto se inizia ad attecchire il "sardinismo"; il secondo fa paura, non va sottovalutato, perchè la gente finchè non sente dolore ar culo, un si preoccupa der mandingo cor cazzo di fòri che gli sta alle spalle.
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Re: Di Maio: chi è costui?

Messaggioda spiritual » 23/11/2019, 12:13

infatti: gente di sinistra, ma non più solo quelli del'età di spiritual. La grandissima maggioranza è composta da giovani tanti dei queali alle elezioni non votano perché non si identificano in un partito che li sappia rappresentare. Probabilmente ci sono anche quelli che non seguono la politica e vengono trascinati dall'effetto tam tam. Forse per loro è la prima volta nella quale sono coinvolti in qualcosa che esce dalla routine di FB, twitter e di quegli interessi che non portano ad acquisire una reale visione della realtà nella quale vivono. Spesso questo imprinting lascia il segno.
Speriamo che questo movimento cresca senza fare come la paglia che dopo un grande fuoco si spenge, ma anche se così avverrà, tutta questa gente potrà forse permettere di vincere in Emilia, che ormai rappresenta il Piave, perché lì c'è un candidato che è apprezzato dalla maggioranza della gente (ma il vantaggio del presidente non è accompagnato da quello delle liste dove la destra è in vantaggio e non potrebbe governare con un simile voto disgiunto), ma dopo?
Non credo che possa risolvere altri problemi perché MANCA UN PARTITO DELLA SINISTRA NEL QUALE IDENTIFICARSI!!!! Lo dice un fedele e convinto elettore del PD che è tale solo perché razionalmente comprende DI NON AVERE ALTERNATIVE per opporsi alla destra. Il mio è UN VOTO UTILE, ma non scevro dalla consapevolezza di appoggiare un partito vecchio e statico come persone e idee. Lo voto io e tanti altri vecchietti (oh! io un sono un vecchietto. A dir la verità, mi garba sempre e di molto la topa, e non solo a parole, ma mi devo identificare in quella fascia), MA NON LO FARANNO, a parte per Bonaccini, TUTTI QUEI GIOVANI CHE RIEMPIONO LE PIAZZE!!! Tutti quei giovani trascinati dal tam tam che cominciano a prenderci gusto, ma senza avere quel retroterra culturale e ideologico necessario.
Per me questa è matematica. Cosa occorre? Occorre un partito diverso della sinistra, un PD che entri in simbiosi con questi movimenti e lasci spazio libero a tanti giovani emergenti che dimostreranno tutto il loro valore anche senza aver fatto il "cameriere". Conosceranno meglio del "cameriere" la storia, questo è sicuro, e avranno un'identità ideologica che il cameriere qualunquista e trasformista non ha.
Questo è il mio augurio, l'unica speranza per un futuro che non veda il centrodestra che con il 50% come è negli attuali sondaggi può cambiare la Costituzione, la nostra cara Costituzione, facendone uno scempio. Ce l'hanno ora con la Segre; Vi immaginate cosa succederebbe?
Senza rendermene conto ho assistito di persona alla nascita nelle piazza del movimento dei 5 stelle quando ancora non era tale.
Infervorato nella mia guerra personale con il "nano", una decina di anni fa andai per due volte (per conto mio) a Roma per partecipare alle grandi manifestazioni organizzate con il tam tam dal "popolo viola". Erano anni di dominio incontrastato di Berlusconi e la sinistra, dopo la caduta del secondo governo Prodi, era alle corde, incapace di reagire portando gente in piazza. Stupito ed emozionato nel vedere condiviso il mio sentimento da quella immensa folla, compresi ben presto le differenze che mi distinguevano da buona parte dei manifestanti. Quando in mezzo a Piazza San Giovanni, piena al colmo fino a invadere le vie di accesso, si schierarono quelli di Rifondazione e degli altri gruppi di sinistra con le loro bandiere e gli slogan, furono costretti a mettersi da parte. Niente bandiere, niente slogan, urlavano i giovani vicini a me. La gente era contro Berlusconi, ma rifiutava di avere alcun collegamento o identificazione con i partiti presenti in parlamento, anche con quelli più radicali. Parlarono personaggi della società civile, il fratello di Borsellino, la Mannoia. Qualcuno era venuto per sentir suonare un gruppo rock e se ne andò via subito dopo. Molti cominciarono ad andarsene quando parlò la Serracchiani, che pure all'epoca era un volto giovane e quella che aveva sorprendentemente vinto nel Friuli; l'unico successo del PD nella debacle elettorale. Anche Dario Fo e Franca Rame, a detta loro accorsi all'ultimo tuffo per la fatica di raggiungere la piazza, non ricevettero quell'accoglienza che si aspettavano.
Era una piazza diversa da quella che si conosceva. Una moltitudine di persone senza una precisa identità politica che non sopportava l'arroganza, gli imbrogli, gli abusi del nano, ma cercava un modo, un mezzo proprio, per opporsi a lui. Lo trovarono anni dopo nel comico e nel vaffa.
Per evitare che anche le sardine facciano quella fine, la sinistra deve offrire un diverso punto di approdo. Stavolta è l'ultima chance.
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Re: Di Maio: chi è costui?

Messaggioda piazzamagenta » 23/11/2019, 13:14

È anche un discorso a eliminazione, che viene dopo il fallimento dei 5stelle che hanno fatto capire alla gente che per fare politica ci vuole gente preparata, perché se no ti ritrovi un monte di cialtroni a governare.
Io faccio il magazziniere, se mi mettono a fà il ministro, so una sega io; però se mi chiedono come migliorare le condizioni di uno che lavora nel commercio, hai voglia te se so come funziona.
È un discorso di competenze, devi avere l’umiltà di capire che devi trovare chi ti rappresenta senza pensare di essere un genio e che semplicemente è pieno di cervelli esagerati che devono essere messi nelle condizioni di trainare il paese.
Tutto il mondo dell’associazionismo e del volontariato pesca a piene mani nella sinistra, quindi largo ai giovani, non ti puoi presentare con capì partito dove il più giovane ha 60 anni.
Ma non deve esse un discorso di facciata.
A Bologna alla 3 giorni del PD ho sentito che il primo giorno c’è stato un dibattito eccezionale con gente con un milione di idee su ambiente, industria, lavoro...poi il secondo giorno sono arrivati i big e il giochino é finito.
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Re: Di Maio: chi è costui?

Messaggioda spiritual » 23/11/2019, 19:23

E' vero, Piazza, a Bologna è andata proprio così, l'hanno ammesso anche quelli del PD.
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Re: Di Maio: chi è costui?

Messaggioda BALDOeFIERO » 24/11/2019, 10:49

Sto seguendo anch'io con curiosità il momento politico del "centro sinistra" nonché dei questo (non so come chiamarlo) "movimento" delle sardine. Sento già puzza di bruciato. Primo. Veste sardine sono CONTRO varcosa e a FAVORE DI NULLA. Non c'è una ideologia di base solida, ma solo un sentimento d'odio verso varcosa e/o varcuno. Però si professano anti-populisti. Ooooook. Seondo. Ver Santori ideatore che ragiona, che fa cantà Bella Ciao nelle piazze, è legato ar mondo di Prodi e credo che se in sei giorni (come dice lui) sei in tutte le televisioni der paese sei ammaniato bene. I modi sono velli populisti: siamo in tanti, siamo contro vello e vell'artro, ora vedrete 'osa si fa, nessun partito, nessun rimpianto. Ma poi come si mangia fra tutti? Questa "viralità politia", figlia di vesti tempi da social, è quella del grillo della prima ora. Questa un è la sinistra che mi rappresenta. Questa un è sinistra. È una forma diversa di vella che (non) c'è già. Nonché l'ennesima riprova che i partiti politici stanno morendo come istituzione (ora vanno tutti dietro ai movimenti...e questo è preoccupante).
DA SEMPRE, CON LA PIOGGIA E CON IL SOLE: SPINELLI LAIDO
Ammodino
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Re: Di Maio: chi è costui?

Messaggioda Ammodino » 24/11/2019, 11:30

Mi piaceva condividerlo con voi , forse qualche proposta interessante esiste ancora , basta saper comunicare che le politiche neo liberiste non ci sono mai appartenute che sono state il fallimento della sinistra in generale.
https://ilmanifesto.it/la-lezione-di-ba ... uaglianze/
Buona lettura
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Re: Di Maio: chi è costui?

Messaggioda Ammodino » 24/11/2019, 12:10

La lezione di Barca al Pd: per ripartire curare le disuguaglianze
Bologna. L'ex ministro applauditissimo per la relazione alla tre giorni dei democratici. Avvertimento al partito: basta con la rotta del neoliberismo. E offre le proposte del suo Forum: tre grandi imprese pubbliche europee su digitale, salute ed energia; legge sulla rappresentanza; salario minimo e a tutti i 18enni un’eredità di 15mila euro

È un Pd soddisfatto quello che registra il tutto esaurito in ogni spazio disponibile del palazzo Re Enzo, dalla sala principale ai vari laboratori tematici. La tre giorni «Gli anni 20 del 2000, tutta un’altra storia» si sta rivelando un successo. E un successo personale è stato quello dell’ex ministro Fabrizio Barca, che come coordinatore del Forum disuguaglianze e diversità ha relazionato sul tema della giustizia sociale.

Barca, come è nato il suo intervento?

Il Forum è un’alleanza fra otto organizzazioni di cittadinanza attiva di cultura diversa, e fra queste e il mondo della ricerca. La missione che ci ha fatto incontrare è appunto quella della giustizia sociale, dell’obiettivo costituzionale del «pieno sviluppo della persona umana». Di fronte alle disuguaglianze che hanno progressivamente investito negli ultimi 40 anni la società italiana, non solo di reddito ma anche fra centri e periferie e fra le stesse città, toccando ogni ambito della vita quotidiana, dall’istruzione alla cura della salute, dalla mobilità alle comunicazioni, dall’abitare all’intero welfare, ci siamo messi al lavoro per elaborare una diagnosi. Per capire come cambiare rotta, per costruire, appunto, un’altra storia.

Cosa è emerso dalla vostra analisi?

Che le disuguaglianze sono una scelta, come scrive Antony Atkinson, guardando all’intero Occidente. Sono il frutto della svolta a 180 gradi che cultura politica e politiche, di ogni parte, compiono a cavallo fra gli Anni 70 e 80. Della subalternità culturale diffusa al neoliberalismo. Di fronte alla globalizzazione e alla rivoluzione tecnologica, invece di tentare di indirizzare questi processi, l’azione pubblica e collettiva si è ritratta.

E ora i risultati sono sotto gli occhi di tutti, non è vero?

Certo, perché è cambiato il taglio delle politiche macroeconomiche che avevano segnato il dopoguerra. Accantonati gli obiettivi della piena occupazione e di contrasto del ciclo economico. Indebolite le politiche di regolazione dei mercati e di tutela della concorrenza. A livello internazionale, poi, la liberalizzazione del commercio è stata accompagnata da due alterazioni dei rapporti di potere. Nel 1994 viene esasperata la protezione della proprietà intellettuale rispetto al principio del libero accesso alla conoscenza. In parallelo vengono completamente liberalizzati i movimenti di capitale, spostando potere da chi controlla lo Stato a chi controlla i capitali. In una misura tale da essere insostenibile, incompatibile, per la democrazia.

Di fronte a questo quadro la sinistra non ha fatto la sinistra?

Ha cercato alibi. Da quello della cosiddetta «società liquida» che non si potrebbe più rappresentare, che ha portato ad accantonare i valori e dare la vittoria al credo neoliberale del There is no alternative, all’alibi della fine del conflitto fra capitale e lavoro. Che è una falsità. Intanto però si indebolivano i sindacati, e si diventava subalterni alle politiche neoliberali. Politiche che hanno impedito di indirizzare il cambiamento tecnologico, e hanno prodotto uno straordinario processo di concentrazione della conoscenza, del potere e della ricchezza.

Adesso che fare?

Nel Forum abbiamo elaborato una strategia che tocca i cambiamenti tecnologici, per ridurre la concentrazione delle conoscenze; il tema capitale/lavoro, per restituire potere al lavoro; e quelle che chiamiamo «crisi generazionali», per ridurre le sperequazioni fra i teenager che oggi, a seconda della ricchezza delle loro famiglie, potranno o non potranno continuare a studiare.

Può spiegarci più in dettaglio?

Sulla tecnologia pensiamo che serva creare tre grandi imprese pubbliche europee su digitale, salute, e transizione energetica, partendo dalla rete di mille infrastrutture pubbliche europee di ricerca che, paradossalmente, finiscono per arricchire il capitale privato, che si appropria dei risultati delle ricerche. Quanto al tema capitale/lavoro, basterebbe applicare il programma di questo governo: fare un salario minimo legale, fare una legge sulla rappresentanza, e fare più ispezioni per separare le aziende virtuose da quelle patologiche. Infine, e sarebbe l’unico intervento da finanziare, quella che chiamiamo «eredità universale»: 15mila euro al compimento dei 18 anni, senza condizioni particolari se non quella di iniziare a discuterne dai 14 anni in poi. Un provvedimento del genere costerebbe 8 miliardi, che per 2/3 sarebbero coperti riportando la progressività, oltre i 500mila euro, delle tasse su eredità e donazioni, che oggi sono al 4% per tutti, sia poveri che ricchissimi.

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